Il Consiglio dell’Unione europea ha approvato le sue conclusioni sulla diplomazia energetica e climatica che mostrano come, per i Ventisette, energia, clima, sicurezza economica e politica estera facciano ormai parte dello stesso quadro strategico.
Nel comunicato stampa, diramato il 21 aprile, il Consiglio sostiene che “in un mondo di crescente frammentazione geopolitica e con un ordine internazionale basato sulle regole sotto pressione, i rischi per la sicurezza energetica e la minaccia esistenziale del cambiamento climatico mettono in pericolo la sovranità dell’UE”.
Il testo insiste anche sulle ricadute economiche e industriali della vulnerabilità europea. Secondo il Consiglio, “le vulnerabilità nelle catene di approvvigionamento energetiche e tecnologiche mettono a rischio la competitività dell’UE e la sua sicurezza economica”, mentre gli effetti sempre più gravi del cambiamento climatico e del degrado ambientale “mettono in pericolo la pace e la sicurezza internazionale”.
I governi dell’UE riconoscono quindi apertamente l’esposizione dell’Unione dovuta alla sua dipendenza dai combustibili fossili importati, richiamando sia la guerra di aggressione russa contro l’Ucraina sia la crisi in corso in Medio Oriente derivata dalla guerra contro l’Iran scatenata da Stati Uniti e Israele che ha portato al blocco dello Stretto di Hormuz, snodo fondamentale per le esportazioni di petrolio e gas. In questo contesto, il Consiglio “ha riconfermato l’impegno dell’UE per la transizione pulita come la strategia più efficace per raggiungere l’autonomia strategica dell’Europa”.
Nel comunicato si sottolinea inoltre che “la transizione pulita agisce anche come motore di innovazione, crescita economica e competitività a livello globale, oltre a rappresentare la risposta chiave alla crisi climatica”. Da qui l’invito a una risposta “decisa e urgente” della politica estera e di sicurezza dell’UE, chiamata a contribuire alla costruzione di una maggiore resilienza e preparazione rispetto alle minacce climatiche, ambientali ed energetiche.
Nelle sue conclusioni, il Consiglio fa anche un nesso tra transizione pulita, industria e difesa, evidenziando “la necessità che la politica estera dell’UE sostenga la crescita del settore europeo delle tecnologie pulite promuovendo i prodotti e le tecnologie europee in tutto il mondo”. Ma il testo compie un passo ulteriore, affermando che “il potenziale tecnologico e innovativo della transizione pulita può contribuire a rafforzare la prontezza della difesa dell’UE e la resilienza delle forze armate”.
Sul piano multilaterale, il Consiglio ribadisce che l’UE continuerà a rivendicare un ruolo guida nell’azione climatica globale e nella protezione ambientale. Le conclusioni confermano, inoltre, “l’impegno incrollabile dell’UE a promuovere un approccio multilaterale attraverso la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici e l’Accordo di Parigi, per mantenere a portata di mano l’obiettivo di 1,5°C”. Allo stesso tempo, Bruxelles invita i partner internazionali a definire e attuare “quanto prima obiettivi ambiziosi di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra”.
Il documento insiste poi sulla costruzione di partenariati esterni. Secondo il Consiglio, l’UE continuerà a stringere “partenariati reciprocamente vantaggiosi che favoriscano la transizione pulita e la resilienza globale”. E ancora, “in quanto partner affidabile e maggiore fornitore mondiale di finanza climatica, l’UE è pronta ad approfondire la cooperazione attraverso un’ampia gamma di iniziative, partenariati e strumenti”.
Le conclusioni affrontano anche la dimensione securitaria della crisi climatica. Il Consiglio riconosce che “gli impatti della crisi climatica rappresentano una minaccia per la pace e la sicurezza globali ed europee già agli attuali livelli di riscaldamento” e avverte che “la fragilità e gli sfollamenti indotti dal clima nelle regioni vulnerabili possono essere sfruttati da attori ostili”. Per questo invita l’UE a rafforzare stabilità, resilienza, preparazione e adattamento nei Paesi terzi, soprattutto nelle aree più fragili e vulnerabili e nel più ampio vicinato europeo.
Il Consiglio segnala anche che il calo delle rendite dei combustibili fossili e i tentativi di intervento sul clima possono a loro volta generare nuovi rischi geopolitici, sottolineando che, “per garantire sicurezza e resilienza globali, l’UE deve continuare a integrare gli aspetti climatici e ambientali nella politica estera, di sicurezza e di difesa”.
Infine, il Consiglio “ribadisce l’offerta di partenariato dell’UE” e invita l’Alto rappresentante e la Commissione a sviluppare, insieme agli Stati membri e “in un approccio Team Europe”, approcci “olistici e trasversali” per un coinvolgimento più intenso e sistematico con i Paesi terzi.
[a cura di Simone Cantarini]

